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Finanza Etica – Ethical Finance: You Better Think then Act   Leave a comment

Naturalmente nel senso di – as in The Blues Brothers’ song by Aretha Franklin of course.
La discussione in italiano è oltre.

*** English commentary ***

Over January and February I had the opportunity to attend a valuable course (in Italian, as most of the discussion below will be), organized by Valori, a magazine about social economics, ethical finance and sustainability.

Two key lessons from that course: that free markets are good, yet most markets we see are barely free, and that people who want to learn more about this also want to involve friends and colleagues in discussing and practicing conclusions from the course.

I believe what we are trying to do, in this course and elsewhere, is reviewing after the 2007 “financial crisis” the balance each of us had achieved between different mental models of finance and business, with very different assumptions about the value and role of regulation in a market economy.

It will be interesting to watch how this effort will evolve after the course, as each of us who attended and taught grapples with change, individually and with others.
For instance, some of us are currently considering how to leverage our social networking tools and skills to support broader discussion and collaboration on these lines.

*** Discussione in italiano ***

Ho appena seguito il corso di finanza e finanza etica di Valori. Il corso ha toccato diversi temi con una utile varietà di punti di vista tra i vari docenti. Era naturalmente incentrato su una interpretazione della situazione finanziaria attuale, dopo la “crisi finanziaria” del 2007, che raccomanda di introdurre meccanismi di controllo significativi per i mercati finanziari – meccanismi peraltro di ispirazione ben più liberale che non socialista, marxista o comunque ostile al’economia di mercato in senso proprio.

E’ stato un corso sostanzialmente divulgativo, per non specialisti desiderosi però di applicare le conclusioni della discussione nelle scelte economiche e finanziarie quotidiane di ciascuno, e delle associazioni cui partecipiamo. Per questo, e grazie all’apertura e alla disponibilità dei docenti, la discussione è stata intensa.

In eventuali edizioni future credo sarà utile sfruttare questa impostazione dando più spazio alle dottrine (neo)liberiste e articolando meglio la loro critica. Molti dei partecipanti infatti vengono da una formazione fortemente critica nei confronti di aspetti importanti dell’economia di mercato e del ruolo recente della finanza nell’economia delle famiglie e delle aziende del mondo occidentale. La crisi del 2007 rafforza in chi di noi ha questo retroterra la spinta a schematizzare la valutazione dei meccanismi di mercato e dei mercati finanziari, almeno quanto chi di noi ha una formazione più liberista ha interiorizzato negli ultimi decenni una valutazione semplicistica della regolamentazione dei mercati.

Già durante il corso alcuni docenti e molti partecipanti hanno cominciato a distribuire materiali a complemento delle lezioni. E sempre durante il corso diversi docenti e insegnanti hanno proposto di coinvolgere anche altri nella discussione e nella comunicazione di questi temi.

Proprio in questi giorni con alcuni dei partecipanti stiamo cominciando a confrontarci su come utilizzare anche strumenti di social networking per favorire la comunicazione delle conclusioni raggiunte, e soprattutto la collaborazione tra persone e organizzazioni nell’applicarle alla pratica quotidiana. Cosa ne uscirà?

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